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Sezione dedicata a mostre ed eventi organizzati segnalata dalla redazione di ANMS

Informazioni

  • Dal 18 maggio al 29 agosto 2026
  • Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, Via C.G. Sabbadini,32.
  • MUSEO FRIULANO DI STORIA NATURALE
OBIETTIVI POSSIBILI 3. Il Museo che unisce un mondo diviso

OBIETTIVI POSSIBILI 3. Il Museo che unisce un mondo diviso

Museo Friulano di Storia Naturale. Al via "Obiettivi Possibili 3": il museo che unisce un mondo diviso
 
Il Museo Friulano di Storia Naturale inaugura la terza edizione della rassegna "Obiettivi Possibili", che si svolgerà dal 18 maggio al 29 agosto 2026. Il tema della rassegna, "Il Museo che unisce un mondo diviso", sposa integralmente i principi della Giornata Internazionale dei Musei 2026, consolidando il ruolo dell'istituzione come presidio civile e democratico e parte integrante di una comunità museale.
 
L’inizio della rassegna coincide, il 18 maggio, con la riapertura di uno spazio educativo rinnovato all’interno delle sale dell'ex Macello in via Sabbadini. In questi nuovi ambienti, in cui saranno esposti oltre 200 reperti del Museo, la bellezza dei gabinetti delle curiosità incontra il rigore della scienza nel suo evolversi. Il risultato è uno spazio educativo e divulgativo aperto a tutti, dove la meraviglia diventa il primo passo per formare cittadini più consapevoli.
 
A dare il via alle attività, il 18 maggio, sarà la professoressa Sergia Adamo dell’Università di Trieste, la cui attività di ricerca nell'ambito delle teorie postcoloniali e interculturali rispecchia fedelmente la missione del Museo per questa edizione. La sua lectio magistralis rappresenterà il manifesto teorico dei temi che l'istituzione intende esplorare insieme ai cittadini: un dialogo che prenderà forma concreta durante tutta l'estate tra percorsi espositivi e momenti di confronto pubblico.
 
Il 24 maggio si terrà l’evento “Liberə di essere” Una giornata di talk e spettacoli dedicata alla violenza di genere e all'indipendenza economica, con ospiti come Fumettibrutti, Charlie Moon, Aminata Gabriella Fall, Anna Gaia Marchioro e le operatrici di Linea Lesbica Antiviolenza.
 
Il programma di conferenze prende il via il 18 giugno con l'intervento del giornalista scientifico Marco Boscolo, intitolato "La bianca scienza", in cui viene analizzata l'eredità coloniale della scienza moderna, spesso presentata come trionfo esclusivo dell'ingegno europeo, ma in realtà profondamente legata a un passato di appropriazione che ha generato le attuali disuguaglianze globali. Questa riflessione prosegue il 25 giugno con il professor Fabio Martini dell’Università di Firenze, che ricostruisce le ricerche condotte da Paolo Graziosi in Africa, offrendo una sintesi della sua attività tra antropologia, etnologia e archeologia preistorica svolta in territori coloniali. Infine, il 2 luglio, la ricercatrice dell’Università di Firenze Beatrice Falcucci approfondisce la figura di Vittorio Tedesco Zammarano nell'incontro "Esplorare, filmare, esporre", esaminando criticamente come l'immaginario della "caccia grossa" e la produzione audiovisiva abbiano alimentato il progetto coloniale europeo, facilitando l'occupazione delle terre africane attraverso la costruzione di una specifica narrazione naturalistica. 
 
Il cuore della rassegna risiede nella mostra "Trofei d'Oltremare: una storia da riscrivere" (4 luglio - 22 novembre). L’esposizione rappresenta un’occasione unica per il pubblico, poiché porta alla luce la collezione di Vittorio Tedesco Zammarano con reperti che non sono mai stati esposti prima e donati al Museo nel 2008 dalla famiglia.
 
Attraverso questo percorso inedito, circa 40 esemplari zoologici vengono riletti criticamente, trasformandosi da meri campioni biologici a testimonianze delle nostre responsabilità storiche. A questa costruzione materiale si affianca la forza della rappresentazione visiva, testimoniata da decine tra fotografie, documenti d'archivio e filmati sulla caccia grossa. Questi materiali vengono analizzati come veri e propri strumenti di propaganda che, attraverso la messa in scena di un'Africa "selvaggia", servivano a supportare l'immaginario coloniale di dominio e catalogazione del continente.